Previdenza complementare e legge di bilancio, tutte le novità 2026

Dal 2026 la Legge di Bilancio interviene in modo significativo sulla previdenza complementare, agendo su fiscalità, modalità di adesione e accesso alle prestazioni. Aumenta il limite di deducibilità dei contributi, viene rafforzato il meccanismo del silenzio assenso per i neoassunti e si amplia la flessibilità nell’utilizzo del montante accumulato. Un insieme di misure che punta a rendere il sistema più accessibile e strutturato nel lungo periodo.

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una serie di interventi rilevanti sul sistema della previdenza complementare, con l’obiettivo di rafforzarne l’attrattività, incentivare l’adesione dei lavoratori e rendere più efficiente il meccanismo di conferimento del TFR. Nel complesso, le misure delineano un rafforzamento strutturale della previdenza complementare, che agisce su leva fiscale, automatismi di adesione e flessibilità delle prestazioni, con l’obiettivo di aumentare la partecipazione dei lavoratori e la sostenibilità del sistema nel lungo periodo.

Sale il limite di deducibilità fiscale dei contributi versati ai fondi pensione

Una prima novità riguarda il limite di deducibilità fiscale dei contributi versati ai fondi pensione, che viene aggiornato dopo molti anni: a partire dal 2026 la soglia annua passa da 5.164,57 euro a 5.300 euro. L’aumento consente una maggiore quota di contributi deducibili dal reddito imponibile IRPEF e produce un beneficio fiscale diretto per gli iscritti. Resta inoltre confermata la possibilità di recuperare, nei venti anni successivi, le quote di deducibilità non utilizzate nei primi cinque anni di iscrizione alla previdenza complementare. Il quadro fiscale si inserisce in un contesto di riordino degli scaglioni IRPEF, che dal 2026 prevede un’aliquota del 23% per i redditi fino a 28.000 euro, del 33% per la fascia compresa tra 28.000 e 50.000 euro e del 43% oltre i 50.000 euro. Questo assetto incide indirettamente anche sulla convenienza della deduzione dei contributi previdenziali.

Rafforzato il principio del silenzio assenso sulla destinazione del TFR

Un altro intervento significativo riguarda il rafforzamento del meccanismo di silenzio-assenso. A partire dal 1° luglio 2026, per i neoassunti del settore privato (con esclusione dei lavoratori domestici), in assenza di una scelta esplicita entro 60 giorni dall’assunzione, scatta l’adesione automatica a un fondo pensione collettivo. In mancanza di indicazioni, il TFR maturando viene destinato al fondo che registra il maggior numero di adesioni all’interno dell’azienda, salvo diversa opzione esercitata nei termini previsti. La conferma della scelta è richiesta anche ai lavoratori che abbiano già avuto precedenti rapporti di lavoro, in caso di nuova assunzione.

Più flessibilità nell’accesso alle prestazioni pensionistiche

La riforma interviene inoltre sulle modalità di accesso alle prestazioni pensionistiche complementari, ampliando la flessibilità in uscita. Viene innalzata al 60% (dal precedente 50%) la quota di capitale richiedibile al momento del pensionamento e vengono introdotte nuove possibilità di erogazione, tra cui rendite a durata definita, prelievi programmati ed erogazioni frazionate del montante accumulato.

Nuove regole per il conferimento del TFR al Fondo Tesoreria INPS

Infine, la Legge di Bilancio modifica in modo graduale le regole relative al conferimento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS per le aziende che non destinano il TFR ai fondi pensione. L’obbligo di versamento viene esteso progressivamente in base alla dimensione aziendale: dal 2026–2027 per le imprese con almeno 60 dipendenti, dal 2028 per quelle con oltre 50 dipendenti e dal 2032 per le aziende con almeno 40 dipendenti.