“Mai più sola”, dalla Filcams di Livorno un percorso di auto mutuo aiuto per le lavoratrici della vigilanza

“Promuovere una cultura del rispetto e dei valori della diversità di genere, stimolando un percorso di tutela della salute e dignità delle lavoratrici, proattivo e duraturo nel tempo”. È questo l’obiettivo del progetto che la Filcams Cgil Livorno ha creato per le lavoratrici del comparto della vigilanza, per aiutarle a fronteggiare le molestie che subiscono nei luoghi di lavoro.
“Mai più sola”, recita il titolo dell’incontro introduttivo che si terrà il 6 novembre a Livorno e che vedrà la partecipazione delle lavoratrici, insieme a associazioni, istituzioni, aziende e sindacato.
Tutto è nato dall’ascolto, “da quella attività di cura che la Filcams svolge quotidianamente nelle Camere del lavoro” racconta Camilla Leonardi, funzionaria della Filcams livornese.
“Parlando con le lavoratrici di questioni professionali sono emerse difficoltà legate alla violenza di genere – spiega Flaviano Bardocci, Filcams Cgil Livorno – molestie che hanno le loro radici in stereotipi culturali che non riusciamo ancora a superare e che si manifestano con più evidenza in ambienti lavorativi a netta predominanza maschile”.


C’è la violenza verticale esercitata dai superiori, quella orizzontale che arriva dai colleghi, e quella che vede come attori gli utenti dei servizi di vigilanza: dalle proposte ricattatorie alle battute a sfondo sessuale, al rifiuto di sottostare a controlli esercitati da una donna e non da un uomo, alla molestia più pesante, la violazione fisica.
“Abbiamo pensato di affrontare il problema con un approccio diverso, che coinvolgesse concretamente le lavoratrici in un percorso di auto mutuo aiuto – precisa Bardotti – che sarà avviato da un esperto, lo psicoterapeuta Enrico Cazzaniga”. All’incontro del 6 novembre farà seguito un corso di due giorni che mira a “favorire l’associazione spontanea di lavoratrici che hanno sperimentato le stesse difficoltà e la nascita di gruppi di auto mutuo aiuto nei quali possano sentirsi a loro agio, in un contesto protetto: partire da nuclei di poche persone che vadano ad estendersi secondo un impianto solidaristico”.
“L’intento è cambiare, invertire la tendenza rispetto a un modello sociale così tristemente radicato”, conclude Leonardi. “Siamo partiti dall’ambito della vigilanza per rispondere al disagio delle lavoratrici, ma auspichiamo che questa esperienza possa diventare un modello, da esportare anche in altri settori lavorativi”.